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Susanne Bier: 'il vero problema dell'occidente è il desiderio di controllare tutto'





19/10/2006 12:10a cura di Pietro Salvatori

Susanne Bier presenta a Roma Dopo il Matrimonio, film che parla 'del timore che pervade l’Occidente di non poter controllare tutto quel che ci succede intorno'. Per il suo prossimo film, la regista danese si allontanerà dall'Europa, per provare l'avventura a Hollywood in un film con Halle Barry e Benicio Del Toro.


Presentato fuori concorso l’ultimo film di Susanne Bier, regista danese figlia della scuola del Dogma, ma ormai estremamente padrona di un proprio, preciso, registro cinematografico.





Dopo il Matrimonio ci racconta di un doppio incrocio e contrasto: quello tra nord e sud del mondo, e quello che potrebbe avvenire in una qualsiasi famiglia.

“Questo film ci parla di entrambe queste dinamiche di conflitto” – dice la regista – “ma dice anche qualcos’altro. Parla di un contrasto profondo a livello interiore, dell’impossibilità di ottenere sempre e comunque ciò che si vuole”.
Per costruire la storia di un uomo che si occupa di un asilo in India, e della strana condizione imposta dal suo finanziatore, la Bier ha lavorato con il celebre sceneggiatore scandinavo Anders Thomas Jensen, di recente visto in Italia per “Le mele di Adamo”.

Nel pensarlo “siamo partiti dai personaggi. E’ il terzo film che faccio con Jensen, e ormai le nostre storie nascono dai personaggi. Uno ne preferisce qualcuno, l’altro uno diverso, e attorno alle loro caratteristiche si materializza la storia”.
Solleticata da una domanda, la regista conviene che una delle tematiche principali che emergono quasi involontariamente dalla pellicola sia quella del tentativo, del tutto occidentale, di pianificare al minimo dettaglio la vita propria e quella dei cari più vicini, persino quel che avverrà una volta morti: “E’ interessante il timore che pervade l’Occidente di non poter controllare tutto quel che ci succede intorno. Il personaggio principale vuole controllare tutto, programmare il futuro della propria famiglia anche dopo la propria morte. Il film mette però in dubbio questa capacità, come anche la capacità dei paesi più ricchi di imporsi sul terzo mondo. L’India è un esempio lampante di quel che sto dicendo”.

La regista danese si spazientisce un poco quando le si domanda se la cifra del film può essere considerata melodrammatica: “Non si può definire assolutamente il film come melodrammatico! Noi, come ho già sottolineato, partiamo dai personaggi, non dalla storia. Per questo, pur non adottando un registro particolare, in alcuni momenti il tono del film diventa anche duro, scomodo”.
Registro che, si presume, la Bier adotterà nel suo primo lavoro hollywoodiano, che vedrà tra gli interpreti Benicio Del Toro e Halle Barry.