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Intervista a Pablo Trapero: il nuovo cinema argentino non è uno stile





19/10/2006 12:10a cura di Teresa Lavanga

Un film costato poco, solo un milione e mezzo di euro, una coproduzione italo-argentina, Nacido y Cridado nasce dalla voglia del regista, Pablo Trapero, di raccontare, ancora una volta (come in Familia Rodante) attraverso il viaggio la possibilità degli uomini di cambiare.


“L'idea stessa di spostarsi, di passare da un posto ad un altro rimanda l'idea di un cambiamento” afferma Trapero. “Io non intendo il viaggio come una ricerca, ma come un mezzo visivo capace di mostrare diversi stati d'animo”. Ma come mai questo titolo? "E' un modo di dire usato spesso in quella parte dell'Argentina. In italiano significa “nato e cresciuto”, così come nella mia lingua, ma il titolo non si rifà tanto al senso letterale, quanto ai diversi significati che questa frase evoca. La gente che abita nel sud dell'Argentina, si definisce quasi sempre così, ma in realtà, solo in rari casi è nata in quei posti. Sono luoghi in cui ci si va o per cercare fortuna, o per sfuggire a qualcosa. Sono luoghi poco generosi, aspri. E' difficile vivere in un posto del genere. Quindi ho scelto questo titolo da un lato perchè mi sorprendeva il fatto che tutti lì dicono: “sono nato e cresciuto qui”, anche se in realtà quasi sempre non è vero. E dall'altro perchè Santiago va lì per ricostruirsi una vita, per “rinascere” in un posto diverso da quello che gli ha procurato tanto dolore”.






Il film si chiude senza lasciare spazi aperti, ma a molti sorge un dubbio: che fine ha davvero fatto la bambina? Il regista risponde che per lui il film è definito, non ha sospesi, ma che il punto di vista di ogni spettatore va rispettato. “Io racconto attraverso le inquadrature. Credo che sia chiaro che se una cosa è omessa significa che non c'è più. Ma se uno spettatore ha bisogno di credere che la bambina sia rimasta in casa (nella scena finale del film, n.d.r.), va benissimo. Ogni film ha bisogno dello spettatore per esistere, e se lo spettatore preferisce concluderlo in modo diverso dal mio non ho problemi”.

Del nuovo cinema argentino, che da qualche anno si sta affermando nel panorama mondiale, Trapero pensa che “ è solo una definizione. In realtà non esiste un “nuovo cinema argentino”, almeno non come stile. Esiste solo come una definizione cronologica, quindi appropriata ad un determinato momento. Non è il risultato di un gruppo di registi che si sono uniti e dati delle regole, ma è solo un insieme di film fatti e prodotti in un determinato periodo storico. Sono pellicole molto diverse fra di loro, che a volte hanno dei punti in comune, ma che non seguono delle regole fisse”.