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La Sconosciuta




Tornatore: tanti pugni e una carezza nel film presentato alla Festa di Roma





18/10/2006 14:10a cura di Andrea Monti

Arriva alla Festa Giuseppe Tornatore con un cast eccezionale ed una protagonista sconosciuta. La capacità di dirigere i bambini, di orchestrare un illustre coro intorno ad una splendida attrice ignota, dimostrano la grande professionalità del regista che taglia magistralmente l'inizio lasciando alla fine una speranza ai suoi personaggi che imparano a reagire a cotanta violenza.


L'aria hitchcockiana di Trieste sembra trasformare la città in luogo irreale, come è avvenuta la scelta?





La mia idea era quella di ambientare il film in una città immaginaria per non correre il rischio di dare troppe connotazioni ai personaggi. Una città però andava scelta, non potevamo ricostruire tutto a Cinecittà, per cui andando in giro per l'Italia ho avuto la sensazione che Trieste fosse quella che più mi permettesse di giocare e trasfigurare un palcoscenico realistico.

Come è avvenuta la scelta dell'attrice?
Avevo chiaramente bisogno di una sconosciuta da mettere al centro di un coro di attori noti e ho trovato in Russia l'attrice perfetta per questo ruolo.

Come mai questo registro duro, sporco, violento?
Non ho consapevolezza del registro che ho utilizzato. La storia mi permetteva di osare in una certa direzione e l'ho fatto. D'altra parte il mio primo film, Il Camorrista è molto duro ed incalzante.
Quando giravamo la scena delle forbici, sul set ho sentito qualcuno dire: “oddio Tarantino”. La morte violenta esisteva anche prima, e non è detto che metterla all'interno di un film debba far pensare al regista americano. La forza più grande del film comunque risiede nella fortuna di aver trovato una bambina bravissima con due genitori straordinari che sono sempre stati d'accordo con me facendomi portare il personaggio alla giusta conclusione.

Agisce violentemente sul pubblico fin dall'inizio per stimolare una reazione, poi nel finale è come se gli desse una carezza; perché ha avuto bisogno di un finale che lasciasse una speranza?
Non ho mai pensato di denunciare una situazione sociale che spesso è più grave di quella che racconto nel film. Mi è solo sembrato giusto, nel finale, dare alla ragazza qualcosa per compensarla di quello che di buono ha seminato nella storia. Si può vedere in un altro modo, ma io non volevo giudicare gli italiani e la loro accoglienza, volevo solo raccontare la storia di una donna.