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Incontriamo Mira Nair alla Festa del Cinema





16/10/2006 21:10a cura di Rosa Esposito

Ha realizzato un film molto personale, che parla di lei e allo stesso tempo di tanti indiani costretti a dividersi tra due culture. Per farlo Mira Nair si è ispirata a un libro di Jhumpa Lahiri, Namesake. Così s'intitola anche il suo film, presentato nella sezione "Premiere" della Festa del Cinema di Roma dove la incontriamo.


"Il romanzo l'ho letto per caso - racconta la regista, accolta da un caloroso applauso all'incontro con i giornalisti -. Era un momento molto triste perché avevo appena perso una persona cara, una donna che era stata per me una seconda madre. Ero in aereo ed ero molto angosciata e depressa al pensiero che avrei dovuto seppellire un genitore in un luogo che non aveva mai considerato una casa. La storia che ho letto mi ha regalato delle emozioni molto forti perché era ambientata in due città che conosco molto bene: Calcutta e New York". L'incontro tra due civiltà molto diverse tra loro, come quella indiana e quella americana, viene raccontato attraverso il personaggio di Gogol: nato da un matrimonio combinato, deve fare da ponte tra la cultura a cui appartiene e quella dei suoi genitori. "Era una storia imprevedibile e commovente, che rispecchia molte delle esperienze che ho vissuto in prima persona - dice Mira Nair. A un certo punto, mentre leggevo il libro, mi sono anche messa a piangere a dirotto. Molto tempo fa sono stata sposata con un americano e vivevamo a New York. Ricordo quanto fossi depressa durante le loro festività, in particolare un 4 luglio in cui passai l'intera giornata a preparare panini e a chiedermi cosa ci facessi lì".






Ad adattare il romanzo per il grande schermo è stata la sceneggiatrice Sooni Taraporevala, che insieme a Mira Nair ha lavorato anche per Salaam Bombay! e Mississipi Masala. "Abbiamo rispettato fedelmente lo spirito dell'opera, ma abbiamo cercato di dare più spazio ad altri personaggi del libro oltre Gogol. Come suo padre e sua madre. Conosco molte persone che hanno avuto un matrimonio combinato e mi è sempre interessato capire cosa succede in una coppia che si ritrova insieme senza praticamente conoscersi, anche per quel che riguarda la loro vita sessuale. Io non avrei mai potuto avere nozze simili, il mio carattere me lo avrebbe impedito, pensate che da ragazza ero soprannominata la pazza". La regista difende tuttavia questa antica usanza indiana: "Non guardate ai matrimoni combinati con occhi da occidentali, in realtà le donne sono libere di accettare o meno. Sembra un paradosso ma in India la parità tra i due sessi è molto più tangilbile che in altri paesi del mondo, noi godiamo di un'alta considerazione, occupiamo spesso posizioni di potere e il numero delle registe è anche maggiore di quello che c'è a Hollywood".

Parla a ragion veduta Mira Nair, che ha lavorato sia nella sua patria che negli Usa. "La differenza tra il cinema indiano e quello americano, almeno dal punto di vista di un regista, è che nel primo caso ti ritrovi a dover orchestrare il caos, nel secondo a doverlo creare". Oggi l'India non è più quella di una volta, assicura la regista: "Un tempo i giovani se ne andavano, oggi vanno via per studiare ma poi ritornano. Il mio paese sta viveno un momento di fermento e vitalità, la fuga dei cervelli è una questione superata e il mio paese è diventato il nuovo polo di attrazione".