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I Babluani presentano 'L'Heritage', piccolo gioiello georgiano





16/10/2006 17:10a cura di Pietro Salvatori

"La gente di montagna è sempre stata molto indipendente, seppur la Georgia abbia subito nei secoli ripetute invasioni di diversi altri popoli. Anche i comunisti hanno impiegato anni per assoggettare quella regione, e non sono mai riusciti a conquistarsi i favori della popolazione. Queste persone ancora oggi hanno la propria etica, le proprie leggi".


Entrano in fila, uno dopo l’altro. Sono George, Gela e Temur Babluani, rispettivamente attore e registi de L’Héritage, dalla Georgia con furore.





I primi due, figli di Temur, entrano in punta di piedi, silenziosi e riservati, ma si vede che hanno assimilato il modus vivendi dell’occidente cinematografico. L’anziano regista Temur, è curiosamente identico ai personaggi dei suoi film: massiccio, rubicondo, con il volto solcato dalle rughe e da una vita non facilissima, e parla unicamente il georgiano. Non per questo, però, si sottrae dal rispondere alle domande che gli vengono poste, facendosi tradurre puntualmente tutto dal figlio Gela.

Gela, come mai la scelta di girare un remake americano di 13 – Tzameti, tuo primo film di qualche anno fa?
Ho ricevuto tantissime proposte in questo senso, il 95% delle quali prevedevano che io dirigessi anche il remake. Ho accettato perché è un argomento sul quale voglio tornare. Era per me una sfida andare negli Usa, a lavorare in un paese che mi affascina ma che non conosco lavorativamente. Il film verrà ambientato lì, e verranno cambiate alcune caratteristiche dei personaggi, per cui ci troveremo in presenza di un film che avrà molto di nuovo da dire, non un semplice rifacimento.
E’ questa la sfida.

Mr. Temur, colpisce una frase pronunciata da un poliziotto nel film: “E’ gente di montagna, le leggi di montagna non sono come le nostre”. E’ veramente così quella regione della Georgia?
La gente di montagna è sempre stata molto indipendente, seppur la Georgia abbia subito nei secoli ripetute invasioni di diversi altri popoli. Anche i comunisti hanno impiegato anni per assoggettare quella regione, e non sono mai riusciti a conquistarsi i favori della popolazione. Queste persone ancora oggi hanno la propria etica, le proprie leggi. Cercano di accettare le dinamiche della modernità, ma rimangono allo stesso tempo ancorati al passato.

Gela, voi raccontate di un conflitto senza fine. Non occorrerebbe che da parte di qualcuno venga fatto un passo indietro?
Purtroppo si cerca sempre di fare passi in avanti, mai indietro. Il film stesso è ambientato in una situazione molto difficile, quella della Georgia del dopo caduta del Muro, e il film tenta di dare una fotografia di quel periodo particolare, molto difficile da gestire.

Mr. Temur, gli stranieri nel film sono visti quasi come degli intrusi, sotto un aspetto quasi negativo, e sembra sempre che intervengano nel modo sbagliato. C’è una sorta di incomunicabilità tra i due popoli?
Non penso che in generale il rapporto tra georgiani e stranieri possa funzionare bene. L’incontro tra culture diverse è sempre un affare delicato. Questo è ovviamente un ostacolo a tutto quel che si potrebbe fare. In mezzo poi c’è anche il fato, che svolge il suo ruolo sin dalla nascita degli uomini, e in tutto quello che hanno da fare nel quotidiano

Gela, lei ha detto che è un film ambientato nella Georgia dei primi anni ’90. Ambientandolo oggi lo farebbe uguale?
Beh, se lo dovessimo rifare sarebbe ovviamente diverso. E’ un film fatto apposta per quel periodo.

Gela, come vi siete divisi il lavoro sul set?
Un po’ come ora, che vi rispondiamo a turno. Abbiamo un rapporto molto stretto, e ovviamente la cosa si ripercuote nel lavoro. Comunque non preordiniamo nulla, uno fa di più alcuni giorni e meno altri, un po’ come capita.

Temur, come si trova a lavorare oggi un cineasta in Georgia?
La Georgia per molti anni ha vissuto un periodo di crisi e si è passati da una sudditanza politica a una economica. Non esisteva nessun tipo di legge che regolasse il mondo del cinema, era tutto allo sbaraglio. Oggi è sicuramente tutta un’altra storia, e il comparto è stato regolato da ottime normative. Molti problemi sono stati risolti, e si punta al modello europeo. Malgrado tutto, dunque, il futuro lo vedo roseo.