La migliore risorsa italiana sul mondo del cinema
ricerca film:


Galleria fotografica




Incontro con il regista Agustín Díaz Yanes





16/10/2006 16:10a cura di Flaminia Festuccia

“Siamo orgogliosi di essere qui a rappresentare il cinema spagnolo con un film che definirei un classico” esordisce in italiano il regista di Alatriste, presentato nella sezione Première del Festival. Accompagnato dagli attori del film, il regista madrileño racconta l’emozione di lavorare a un progetto così ambizioso: portare sul grande schermo, in una volta sola, i cinque romanzi di Arturo Pérez Reverte che compongono la saga del Capitano Diego Alatriste.


Un cinema vissuto, prima che recitato: questo il messaggio che vogliono mandare il cast e il regista di Alatriste, presentato alla Festa di Roma nella sezione Première. Ci raccontano l’emozione di lavorare a un progetto così ambizioso, le sfaccettature dei loro personaggi e la solidarietà che si è venuta a creare sul set.





Con uno sguardo particolare alla star, Viggo Mortensen, preso letteralmente d’assalto dalle domande dei giornalisti a rischio di lasciare gli altri nell’ombra.
Prima di rispondere alle domande, infatti, si lancia in un discorso in italiano, parlando del film (“Siamo orgogliosi di essere qui a rappresentare il cinema spagnolo con un film che definirei un classico”) e della sua esperienza (“È stato un lavoro davvero entusiasmante, che mi ha lasciato anche delle grandi amicizie strette sul set”).

Mr Mortensen, allora parla bene l’italiano, oltre che lo spagnolo. Come mai?
Mi piace molto il suono di questa lingua, e oggi, per poter pronunciare il mio discorso, mi sono fatto fare un “corso accelerato” in macchina, venendo qui. Comunque l’ho imparato da piccolo, in Argentina, dove si sentiva moltissimo parlare italiano, e poi dieci anni fa sono stato a lungo in Italia per lavoro (le riprese di Daylight, con Silvestre Stallone)

Mr Yanes ha scelto Mortensen perché lo aveva in mente fin dall’inizio o solo quando ha scoperto che era capace di recitare in spagnolo?
Sì, è vero, Viggo parla spagnolo…ma ha un accento sudamericano terribile! No, io lo volevo come attore, non credo ne esista un altro che si possa identificare così bene con il personaggio di Alatriste. A proposito della lingua, comunque: nel film, girato tra Cadice e Siviglia, Viggo ha un perfetto accento casigliano!

Ma lei Mr Mortensen lo fa apposta a scegliere film avventurosi, interpretando il ruolo dell’eroe?
Alatriste sembra un film facile, ma non lo è: ci sono continui intrecci di vite e di storie, e i personaggi stessi hanno mille sfaccettature. Diego, ad esempio, non è contento quando il suo amico gli affida il figlio, lui è abituato a una vita libera, senza responsabilità. Per quanto riguarda il mio ruolo, non l’ho voluto perché è un eroe, non sono uno che va a caccia di personaggi particolari. Mi piace fare cinema, ed essere io stesso stupito dagli sviluppi di un personaggio mano a mano che lo metto in scena.

La storia è basata molto sull’etica del guerriero, sull’orgoglio, sulla sua lealtà. Lei che ne pensa?
Alatriste è un uomo molto orgoglioso, anche nei rapporti con la donna che ama, e se questo da una parte è un pregio, dall’altra gli porta molti problemi. La sua lealtà, invece, è un sentimento molto forte verso i suoi amici e commilitoni, ma non necessariamente per il suo re. Ancora oggi, se parliamo (come io ho fatto) con i soldati di qualsiasi nazionalità che sono in Iraq, spesso dicono che a trattenerli lì è la solidarietà per gli amici, più che la convinzione che sia giusto essere in guerra.

Voi attori come vi siete rapportati voi attori ai vostri personaggi?

(Edoardo Noriega) Io interpreto il ruolo di cattivo, ed è un personaggio che mi piace molto. Siamo tutti un po’ affascinati dal lato oscuro della vita, da quello che non potremmo mai essere per via delle convenzioni sociali. Ho cercato di differenziarlo molto dagli altri personaggi del film perché è l’unico che abbia rapporti diretti con la ricchezza e il potere, ho studiato per lui delle movenze particolari.

(Ariana Gil) Il mio personaggio è un’attrice, e oggi come allora è un tipo di persona, grazie al suo lavoro, poco influenzata dall’opinione della società. Ma in un’epoca come quella del film, queste pesavano di più: non può scegliere di stare con l’uomo che ama, ed è costretta ad allontanarlo. Ma lo stesso lo ama, in un modo molto maturo.

(Enrico Lo Verso) Non è stato facile calarmi nella parte di Malatesta, che è un sicario divorato dal desiderio di uccidere Alatriste: il maestro d’armi, ad esempio, appena mi ha visto ha detto “Non è possibile, tu ci deve essere un errore, tu hai la faccia da buono, non puoi essere Malatesta!”. I miei colleghi però mi hanno reso il lavoro facile, c’era un ambiente perfetto per tirarer fuori le potenzialità del personaggio.