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Intervista a Patrick Tam a 17 anni dal suo ultimo film





16/10/2006 13:10a cura di Pietro Salvatori

A 17 anni dal suo ultimo lavoro, Patrick Tam sceglie la Festa del Cinema di Roma per presentare il suo nuovo lavoro, Fu Zi – After Our Exile, presentato in concorso. “Erano esattamente 17 anni che non tornavo a dirigere un film. Volevo parlare dei rapporti familiari, di quella che potesse essere una famiglia universale, non legata per forza ad Hong Kong”


Arriva nell’elegante Teatro Studio dell’Auditorium accompagnato dal protagonista, Aaron Kwok, e dalla bella Charlie Young, già vista nel wuxia Seven Swords, oltre che da un codazzo di truccatrici, staff di vario genere e stampa dagli occhi a mandorla. Fino a un minuto prima dell’ingresso in sala, alla Young veniva sparata la lacca nei capelli, per intenderci.






Con i giornalisti italiani un po’ incerti in mezzo a tale confusione, il regista si dimostra disponibilissimo al confronto, e risponde amabilmente ed esaurientemente a tutti i quesiti che gli vengono posti, in un inglese impeccabile e pacato.
“Erano esattamente 17 anni che non tornavo a dirigere un film. Volevo parlare dei rapporti familiari, di quella che potesse essere una famiglia universale, non legata per forza ad Hong Kong.”

La famiglia descritta nel film, è un nucleo disgregato dagli affanni della vita: “Il problema di entrambi i genitori – ci dice Tam - sia del padre, vero protagonista del film, sia della madre, è che sono passivi, subiscono passivamente la loro indole, i loro istinti. Il loro piccolo figlio si ritrova immerso in questa problematica, quella di due genitori che non riescono a cambiare”. Per farlo sceglie un attore protagonista misconosciuto al grande pubblico, Aaron Kwok: “Io cerco sempre di scegliere attori che non siano conosciuti al grande pubblico, in modo da poter essere sempre sorpreso da loro, dalla loro freschezza e dalla loro verve”, come ammette candidamente anche Kwok: “Era il mio primo ruolo da padre, ma anche il mio primo ruolo da rude, da violento. Devo ringraziare immensamente Patrick per questa possibilità che mi ha offerto”.

Se Kwok è nuovo a questo mondo festivaliero, non lo è di certo la Young: “L’anno scorso ero a Venezia per accompagnare Seven Swords. Era sicuramente un ruolo molto diverso da questo, ma anche Fu-Zi l’ho trovato estremamente complesso. Il rapporto d’amore della madre con la propria famiglia, soprattutto con il proprio bambino, assume delle sfumature molto complesse”. Tam, che spiega che “Fu” vuol dire padre, mentre “Zi” significa figlio, una scelta quasi minimalista per il titolo, spende qualche parola per il cinema di Hong Kong, che “nonostante attraversi un periodo di crisi, sta vedendo crescere degli ottimi registi emergenti”.