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La Festa del Cinema incontra Scorsese e Di Caprio





15/10/2006 14:10a cura di Pietro Salvatori

Scorsese: "l'idea di cinema di Hollywood è sempre più lontana dalla mia"
"A Hollywood ci sono i soldi. Purtroppo più soldi si hanno, meno li si vuole rischiare. In questo caso la Warner si è dimostrata disponibilissima, ma l’ideale di cinema che gli Studios hanno in mente si discosta sempre di più dalla mia. Il mio prossimo film infatti sarà un low budget, Silence, tratto da un racconto giapponese..."


Inizia male l’evento di questa soleggiata domenica della Festa del Cinema. La prima domanda alla raggiante coppia Scorsese/Di Caprio verte su questioni totalmente marginali. Spot sulla mafia, progetti ambientalisti. Ci si è appena rifatti gli occhi con un film che segna, per certi versi, il ritorno di uno Scorsese d’annata, e Mario Sesti che modera l’incontro mostra segni di impazienza per l’incaponirsi del "giornalista" su alcune questioni così irrilevanti.





Superato lo scoglio, può riprendere il via l’incontro, che era stato preceduto da un minuto buono di scroscianti applausi.

Mr. Scorsese, come fa a costruire un capolavoro del genere, che non mostra mai cedimenti in nessun aspetto?
Il film è stato ultimato solamente tre settimane fa. E’ stato un continuo sperimentare nuove possibilità, nuovi aspetti nella realizzazione. Gli Studios ci hanno per fortuna permesso di addentrarci in queste sperimentazioni, anche perché tutto l’eccezionale cast mi ha appoggiato nel sostenere il progetto.

Leonardo, pensa un giorno di passare dietro la macchina da presa?
Ma assolutamente no! Soprattutto dopo aver visto un genio come Martin dirigere un film. Un attore collabora alla stesura del film, si confronta su aspetti della sceneggiatura, contribuisce a costruirlo insomma. Ma il regista è qualcosa di più. Io ho visto Martin occuparsi di mille cose, trattare con cinquanta uffici differenti contemporaneamente. Io non sarei in grado di farlo.

Giuseppe Bucci, membro del direttivo degli Italian Ondine Movie Awards, sfrutta il momento per consegnare a Scorsese la targa del premio, in quanto primo regista ad essersi aggiudicato il riconoscimento nel 2003.

Mr. Scorsese, è forse l’ultimo film che girerà ad Hollywood? Si sono lette alcune dichiarazioni che potrebbero lasciare intendere questo...
A Hollywood ci sono i soldi. Purtroppo più soldi si hanno, meno li si vuole rischiare. In questo caso la Warner si è dimostrata disponibilissima, ma l’ideale di cinema che gli Studios hanno in mente si discosta sempre di più dalla mia. Il mio prossimo film infatti sarà un low budget, Silence, tratto da un racconto giapponese.

Lei ha lavorato sia con De Niro che con Di Caprio. E’ possibile fare un parallelo tra questi suoi due attori?
Io non penso a Leo come un mio attore che ha fatto con me tre film. Con lui c’è una lunga collaborazione che dura da sei anni, un progetto che si articola in fasi diverse. Certo che con Robert c’era un’affinità, per così dire, contestuale, siamo della stessa generazione. Ma con Leonardo c’è un rapporto istintivo, ci si capisce al volo, ci accomunano gli stessi istinti.

Come mai questa volta ci parla della malavita irlandese e non di quella italiana?
L’ispirazione originale riguardava la mafia cinese, e il film doveva essere ambientato ad Hong Kong. Ma quando lo sceneggiatore, che ha trasposto il tutto a Boston, mi ha presentato lo script, l’ho trovato talmente efficace che l’ho mantenuto così com’era.

Come mai non parla l’italiano nonostante i suoi genitori lo parlino correntemente?
Scorsese: Io ho vissuto anche due anni in Italia, a Roma. Purtroppo sono rimasto traumatizzato dalla vostra lingua, perché ogni volta che provavo a parlarci, facevo talmente tanti pasticci che i miei mi dicevano “Basta Martin, per carità!”

Ha lavorato già a Cinecittà con Gangs of New York. Pensa di ritornare presto a lavorare in Italia?
Ah certo, sto sempre con gli occhi aperti nel caso ci fossero possibilità di girare qui. Certo è che il mio prossimo film è ambientato in Giappone, mi sembra difficile girarlo qui da voi!