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Uno Su Due




Intervista al cast di Uno su due: Quella strana coppia, Fabio Volo e Ninetto Davoli





14/10/2006 17:10a cura di Teresa Lavanga

Il cast di Uno su due è quasi tutto schierato sul palco. Arrivano soddisfatti per le buone recensioni della critica, il regista Eugenio Cappuccio, l'esilarante Fabio Volo, la sempre bella Agostina Belli, la giovane promessa Anita Caprioli e l'irriconoscibile Ninetto Davoli. Fra gag e situazioni più o meno imbarazzanti, doppi sensi e scoppiettanti scambi di battute, si parla “anche” del film!


Il cast di Uno su due è quasi tutto schierato sul palco. Arrivano soddisfatti per le buone recensioni della critica, il regista Eugenio Cappuccio, l'esilarante Fabio Volo, la sempre bella Agostina Belli, la giovane promessa Anita Caprioli e l'irriconoscibile Ninetto Davoli.





Fra gag e situazioni più o meno imbarazzanti, doppi sensi e scoppiettanti scambi di battute, si parla “anche” del film!

Cosa, secondo lei ha funzionato nel film?La commistura fra commedia e realismo? E' vero che si è ispirato ad alcune opere di Trouffaut per realizzare questa pellicola?

Cappuccio: Questo film racconta una storia che richiede una forte umanità, la capacità di saper dare uno sguardo forte sul mondo e sugli altri. In questo senso Trouffaut mi ha ispirato molto, lui è il maestro di questo genere e, a parte la citazione delle gambe dietro la cortina dell'aereo, i suoi insegnamenti mi hanno guidato per tutte le riprese.

Come nasce la coppia Ninetto Davoli-Fabio Volo?

Cappuccio: Da una intuizione sulla storia. Quando ho letto la sceneggiatura le loro facce mi si sono materializzate davanti. Poi mi sono ricordato che Fabio in passato aveva fatto il panettiere e questo lo legava ancora di più alla storia e al personaggio interpretato da Ninetto! L'umanità e la simpatia di entrambi hanno fatto il resto.
Volo: Non mi pare che io faccio coppia con Ninetto! Nella storia io sto con Anita (Caprioli n.d.r)! Ho incontrato per la prima volta Ninetto a Cinecittà in occasione di un provino che Eugenio Cappuccio voleva farci prima di iniziare formalmente le riprese. E' stato difficile entrare entrambi nella stessa inquadratura, Ninetto non sta fermo un momento! Mi affascina come persona, per il suo carattere e per la sua gioia di vivere. E' proprio come vorrei essere io “da giovane”!Questo sentimento che ci lega è una cosa reale, va al di là del film, però traspare nel film.
Davoli: Fabio è grintoso, per dirla con un termine francese, è “gagliardo”, mentre io sono molto aggressivo e dinamico. La prima volta che ci siamo incontrati, credo che sia rimasto scioccato dalla mia esuberanza, ma dopo un po' abbiamo legato molto. E' bravo, sembra me quando ero giovane! Lui è davvero così come appare sullo schermo. E anche io sono davvero così. Diciamo che siamo due “Così”, due persone “normali”, naturali e semplici.

Sig. Volo, sappiamo che ha voluto fortemente questo film. Lo ha fatto perchè le è piaciuto il soggetto o perchè stava già male?

Volo: Questo progetto è nato in maniera diversa dagli altri film a cui ho partecipato. E' nato da un soggetto che mi era piaciuto. Ho cercato per un po' di tempo un regista che fosse capace di rimandarmi le sensazioni che la storia mi aveva suscitato. Credo che Eugenio Cappuccio si riuscito a realizzare la cosa più simile a quella che immaginavo. La sceneggiatura iniziale ha subito forti cambiamenti, dopo che è stato individuato il regista, e il risultato è stato ottimo! Poi, durante la stesura, volendo seguire a tutti i costi il metodo Stanislavskij, di cui sono un esperto conoscitore, ho talmente somatizzato la storia del personaggio che mi sono ammalato e sono stato ricoverato in ospedale! La situazione è stata poco divertente, però mi ha consentito di portare al personaggio dei dettagli di realtà che prima difficilmente potevo intuire.

Una delle scene più forti, ma nello stesso tempo delicate del film è quella della tazzina di caffè, che non viene bevuta ma annusata. Era una sequenza prevista nella sceneggiatura oppure no? E quanto vi hanno influito i due interpreti?

Cappuccio: Era prevista dalla sceneggiatura. I due interpreti sono stati fondamentali. E' una scena piena di pathos. E' un vero e proprio momento di confronto fra i due protagonisti su ciò che più si vuole ma che non può essere realizzato. Sono due uomini fermi, capaci di elaborare un certo tipo di rapporto, poi si trovano di fronte ad una difficoltà piccolissima, come può essere quella di non poter bere un caffè, che diventa insormontabile. Loro non possono bere, ma non rinunciano, da buoni Italiani, al piacere di un caffè, un piacere connesso alle chiacchiere, all'uscita, al confronto.

Questa è una storia corale, ma a differenza di Volevo solo dormirle addosso c'è una grossa componente femminile, variegata sia per carattere che per generazione, come mai?

Cappuccio: La coralità del film è andata al di là della scelta del cast. Io sono entrato in questo progetto in seconda battuta, ma ho visto subito che c'era sul set un contenuto affettivo che mi ha reso facile fare delle scelte per i caratteri. L'attenzione verso il femminile, poi, era quasi “dovuta” in una storia di questo tipo.
Caprioli: io credo che i personaggi femminili tendano sempre a raccontare in maniera diversa dal punto di vista maschile, alcuni aspetti della vita. I problemi, in una coppia, in una famiglia, sono come un termometro che rimanda lo status del rapporto, il suo valore. Silvia (il suo personaggio, n.d.r.) in questo senso, quindi, non è altro che uno specchio in cui Lorenzo (il personaggio interpretato da Fabio Volo, n.d.r.) si riflette.
Belli: Eugenio mi ha conquistata la prima volta che ci siamo incontrati. Non mi era mai successo che un regista si presentasse con un mazzo di fiori! E' stato dolcissimo!Il ruolo che mi aveva proposto mi era piaciuto da subito, quindi ci siamo visti parecchie volte a Cinecittà, dove io tiravo fuori tutto ciò che il personaggio di Elena mi ispirava. Quando poi, dopo parecchio tempo, mi è arrivata la sceneggiatura completa, ho ritrovato tutto quello che era scaturito dagli incontri di Cinecittà. Per me Uno su due è stato un ritorno, un ritorno agli schermi felice, e ringrazio Eugenio per questa opportunità.

Cosa pensa di questa manifestazione romana e come vi si trova?

Volo: Ho sentito delle polemiche fra il festival di Roma e quello di Venezia, ma sinceramente non me ne sono occupato più di tanto. Io ho sempre trovato strano che Roma non avesse un festival del cinema. Non credo che ci debbano essere concorrenze fra Venezia Roma o qualsiasi altra città che volesse promuovere un festival cinematografico, dico solo che Roma è il luogo “naturale” per un festival del genere. Io sono stato catapultato qui, ma mi sta bene. Sto bene ovunque, mi adeguo a tutto. E poi, per venire qui mi hanno pure pagato il biglietto aereo e una stanza enorme...Qualcuna di voi vuole condividerla?