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Intervista con Guediguian: “Sono contro il negazionismo; è la realtà a imporre la legge, non viceversa”





13/10/2006 18:10a cura di Pietro Salvatori

"...Bisognerebbe studiare tutte le diaspore, perché in tutte c’è una terra alle spalle, qualcosa che rimane dentro, e una terra all’orizzonte. Ed anche al di là del fenomeno diasporico, abbiamo tutti qualcosa alle spalle e qualcosa davanti. E’ questo il senso della ricerca identitaria oggi, che avviene attraverso dei volti, delle persone..."


Il regista accompagna alla mostra il suo film, in concorso, Viaggio in Armenia, e si trova a parlare di identità e di appartenenza. Ma anche di politica.






Sono presenti qui alla Festa di Roma moltissime donne. Anche lei nel suo film ha deciso di parlare di una donna. Perché questa scelta?

Beh, ma non c’è nulla di nuovo. Ho sempre parlato di donne nei miei film, sono sempre state le protagoniste.

Lei fa pronunciare, in senso dispregiativo, dal suo protagonista maschile “dopotutto non tutti siamo nati in Turchia”. Ha una particolare valenza questa frase?
(al che, il regista risponde evasivamente n.d.r.)

Mah, è un insulto, il protagonista lo usa per umiliare il suo nemico, per annichilirlo.

E’ di oggi la notizia che il Parlamento francese considererà reato il negazionismo del genocidio armeno. Che ne pensa?

Sono assolutamente d’accordo. Ero in Parlamento ad assistere alla seduta, e sono contro qualunque tipo di negazionismo. Dopotutto in Francia esiste una legge del tutto simile per chi nega l’olocausto degli ebrei. Non sono le leggi a imporre una realtà, è la realtà che le impone.

Qual è il legame che lega il popolo armeno all’Ararat? (il monte che domina gran parte delle sequenze del film n.d.r.)

L’Ararat è l’epicentro di tutto il popolo armeno, il suo epicentro territoriale. Un legame fisico, dunque, al quale si aggiunge il rapporto fideistico legato alla Bibbia e all’Arca di Noè.

Il film è molto lento. A un certo punto accelera per poi rallentare nuovamente. Come mai questa scelta?

Anna (la protagonista n.d.r.) non riusciva a comunicare bene con la realtà in cui si trovava. Rimaneva, per così dire, sulla riva del fiume. Occorreva una svolta che la immergesse nella realtà. Poi, in fondo, bisogna anche considerare il pubblico: farlo riflettere quando serve, ma anche svegliarlo, se occorre!

Tutti i personaggi che Anna incontra le sono utili a risvegliare il suo senso identitario. Ma è una caratteristica innata, quest’appartenenza, o può venire indotta?

A mio avviso bisognerebbe studiare tutte le diaspore, perché in tutte c’è una terra alle spalle, qualcosa che rimane dentro, e una terra all’orizzonte. Ed anche al di là del fenomeno diasporico, abbiamo tutti qualcosa alle spalle e qualcosa davanti. E’ questo il senso della ricerca identitaria oggi, che avviene attraverso dei volti, delle persone.

E l’Armenia d’oggi?

E’ un Paese che deve slegarsi ancora dall’influenza sovietica, e cercare di raggiungere l’occidente, ma senza assumerne i difetti.

Ha un nuovo film in programma?

Ne sto preparando uno nella mia Marsiglia. Inizierò a girare quest’inverno. Sarà un poliziesco, un film di genere, quindi, ma conserverà tutti i tratti caratteristici del mio cinema.