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La Festa di Roma si apre con la Kidman, “viagra teatrale” del teatro londinese





13/10/2006 14:10a cura di Andrea Monti

Alle nove e quattro minuti, con una precisione quasi svizzera, Fur, di Steven Shainberg, ha ufficialmente dato il via alla Prima Festa Internazionale del cinema di Roma. Qualche incertezza sugli accrediti, sui biglietti per la stampa e quelli per il pubblico, ma la macchina si cosparge di olio e per la prima mattina sembra scivolare senza intoppi. Algida con occhialetti da intellettuale e gambe pudicamente accavallate, ecco Nicole Kidman, apripista delle conferenze stampa che, accompagnata da Piera De Tassis, si sottopone a domande che vertono più sulla sua personale carriera che su Fur presentato nella sezione Première.


E' vero che è stata una foto di Diane Arbus a spingerla a fare il film? E come mai ha deciso di presentarlo a Roma e non a Venezia?






Ho letto la sceneggiatura, non sono stata spinta da una foto in particolare, credo molto in Steve e volevo essere parte del suo lavoro. Conosco il lavoro di Diane Arbus, colleziono foto in bianco e nero da parecchi anni, ho visitato una sua mostra al Metropolitan e ho assorbito la sua creatività. IL film non è una biografia, bensì un ritratto immaginario ricco di creatività e di ciò che ognuno di noi cerca nel mondo.
Roma è arrivata al momento giusto per il nostro film, non sapevo della battaglia tra le due città, comunque per questo film ogni festival va bene.

Come si sta impegnando contro la violenza alle donne?

Sono ancora in una fase informativa, voglio sapere di più sui diritti e sulla violenza contro le donne. Andrò in India ed in giro per il mondo per studiare. Sto apprendendo molto, e l'anno prossimo sarò in grado di parlare di questa esperienza che sto affrontando a sostegno dell'ONU che si dedica da anni a questo lavoro.

Com'è stato passare per una volta dietro la macchina fotografica?

Mi ha affascinato molto perché i fotografi, come tutti gli artisti,hanno la loro passione nel sangue fin dalla nascita. Esplorare è una cosa molto interessante riservata all'attore che ha il privilegio di intraprendere un percorso. Un'altra cosa affascinante è la vita di questa fotografa. A trentacinque anni la sua personalità esplode. Poteva ritirarsi nella famiglia o fare di testa sua. Ciò che è chiara è la sua profonda necessità di aprirsi al mondo dimostrando una grande abilità nel vivere la vita che voleva.

Dopo Virginia Wolf, un'altra interpretazione biografica, le piace particolarmente interpretare ruoli di donne reali?

Interpretarle vuol dire entrare dentro sè stessi per riconoscere qualcosa di loro attraverso una connessione spirituale. Entrambe si sono suicidate e da quando ho interpretato la loro vita non mi hanno più abbandonato.

Come è cambiata la società per le donne e la fedeltà cattolica dagli anni sessanta ad oggi?

Per molte persone è ancora difficile assecondare il proprio bisogno di esplorare senza sentire di tradire il proprio partner. Da quando ho divorziato ho esplorato molte strade diverse poiché ne sentivo il bisogno. La speranza è sempre quella di incontrare qualcuno che ti assecondi nel percorso esplorativo e di vita.
La fedeltà, come in Eyes Wide Shut è di varia natura. Per quanto riguarda la mia vita non ho risposte, le sto cercando anche se dal punto di vista sessuale tra me ed il mio compagno c'è un compromesso chiaro. Per quanto riguarda invece la mia carriera artistica, sono per l'esplorazione in tutte le direzioni.

A teatro a Londra si è spogliata e l'hanno definita un ottimo "viagra teatrale", si mostra volentieri o con qualche fatica?

Se credi artisticamente nel percorso, quando la nudità è necessaria non ti chiedi se spogliarti o meno, sempre che la nudità non venga sfruttata male.