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Intervista a Mario Sesti tra gli organizzatori della Festa del Cinema





06/10/2006 23:10a cura di Francesco Alò

E' qui la Festa?
Dopo mesi di polemiche, tensioni con la Mostra di Venezia, frasi dette e pensieri non detti, incontriamo Mario Sesti, uno dei maggiori responsabili dell'imminente Festa Internazionale del Cinema di Roma. Fra poco le chiacchiere finiranno e cominceranno, speriamo, a parlare film e ospiti. Per ora, però, scambiamo ancora quattro chiacchiere con Sesti per capire meglio cosa sarà la Festa di Roma, da dove è cominciata la storia e come potrebbe andare a finire.


Qual è la differenza essenziale tra un Festival e una Festa?





In una Festa, chi non ha un accredito o non fa il giornalista, conta quanto chi ce l'ha. In una Festa ciò che accade prima e dopo le proiezioni è interessante quanto i film. In una Festa, gente qualunque può assistere ad una pubblica conversazione con, mettiamo, Sean Connery, Martin Scorsese, Bob De Niro, Bernardo Bertolucci e Marco Bellocchio o con Chiara e Barbara Mastroianni. Ad un Festival, non è affatto detto che ciò venga reso possibile.

Come è arrivato a entrare nello staff della Festa di Roma?
Come consulente dell'Auditorium ho elaborato, con Carlo Fuortes e Goffredo Bettini, alcuni format di piccolo "teatro della parola" che vedevano attori, autori, italiani e stranieri, incontrare il pubblico e parlare di se stessi, del cinema e del rapporto di entrambi. Il successo di queste iniziative ha portato i vertici dell'Auditorium a chiedersi se questo non poteva preludere all'ideazione e realizzazione di un Festival con autorevoli ambizioni. In realtà avevo, su richiesta del Sindaco, già preparato anni prima un progetto di Festival per la Capitale, che poi è diventato una base naturale su cui immaginare questo progetto. Dunque, all'inizio, c'erano Bettini, Fuortes, Veltroni, io e Piera Detassis. Poi si è aggiunto Giorgio Godetti, che è uno degli uomini che ha più esperienza di festival in Italia. E anche in Europa. Nessuno lo sa, ma sull'idea ci abbiamo lavorato per più di un anno. Se non andrà bene, il primo responsabile sarò sicuramente io.

Pensa che per un critico cinematografico l’organizzazione di eventi cinematografici sia un approdo naturale?
No. Penso che però fare il critico sia un mestiere così fortunato e bello che contempli anche questa chance.

Pensa che la Festa Internazionale del Cinema di Roma abbia una linea cinematografica precisa e, se sì, ce la può indicare?
Eh, no! Questa domanda no! Abbiamo fatto 37 conferenze stampa dove sono venuti fuori temi come “l'attore”, “il pubblico”, “la città”. Ecco i temi.

Lei era presente alla conferenza stampa della presentazione della 63esima Mostra del cinema di Venezia. Come si pone nei confronti delle polemiche nate attorno alla frase di Marco Muller sul fatto che la Festa Internazionale di Roma ha scelto i suoi film tra le pellicole scartate dai Festival di Cannes, Venezia e Berlino?
Abbiamo passato tutta l'estate ad essere attaccati da sindaci che amano le armi e direttori di festival aggressivi come i capi delle bande rivali in un film di kung fu. E' stato divertente, ma adesso vorrei occuparmi anche di cinema.

Il momento più bello dell’intera esperienza e quello più difficile?
Temo di poter rispondere solo dopo la fine della Festa.

Pensa che cambierete periodo dell’anno dalla prossima edizione per evitare quella vicinanza temporale alla Mostra del Cinema di Venezia presa in considerazione come problematica anche dal Ministro Rutelli?
Penso sia molto più difficile di quanto ne siano consapevoli coloro che l'hanno proposto

Alla Festa conteranno più i film, le star o il pubblico romano?
Cosa conta di più al cinema, le star, i film o il pubblico? A me sembra che il cinema sia esattamente questo: il mix, prodigiosamente reattivo, di questi tre ingredienti.

C’è una cinematografia mondiale (penso al lavoro recentemente svolto da lei e Antonio Monda sul cinema americano di ieri e di oggi) che ritiene più significativa in questo momento storico o che pensa sia più adatta a rappresentare la Festa Internazionale del Cinema di Roma?
No, non mi sembra. Le grandi nouvelle vagues si sono spente da tempo. Ciò che mi sembra più interessante, oggi, dal punto di vista dell'evoluzione del linguaggio del cinema è che è sorprendente quante volte usciamo dal cinema con l'impressione che la regia sia sempre più elementare e la recitazione sempre più complessa.