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02/09/2006 15:09a cura di Valeria Chiari

Dopo la presentazione del proprio pilot per la tv, Jaume Balaguerò lascia il posto ai lunghi applausi della stampa destinati ad Alain Resnais e a Stephen Frears.


Lo spagnolo Balaguerò torna a Venezia con una pellicola horror, primo capitolo di un progetto prodotto dalla televisione spagnola Telecinco e Filmax e composto da altri 6 film realizzati da altrettanti registi.





La storia del regista di Fragile e Darkness si ispira ad esperienze di vita vissuta, come ha raccontato lui stesso in conferenza stampa: “Qualche anno fa mi sono messo alla ricerca di un appartamento. Per otto mesi ho vissuto delle esperienze stranissime, persino inquietanti. Visitare appartamenti dove ci vivono ancora delle persone che proseguono nella loro vita come se tu non fossi entrato dalla loro porta è decisamente bizzarro. Alla fine dell’avventura la storia è venuta fuori da sola”.
Pilot della serie Tv Para entrar a vivir narra la storia di una coppia di sposi in cerca di una casa e che una serie di eventi macabri finiranno per condurre in un terrificante ospedale. La storia si svolge in un’atmosfera di terrore che ricorda l’attuale cinema di genere giapponese, opinione non condivisa dal regista: “Non amo particolarmente la cinematografia orientale tanto meno quella horror: non mi affascina né mi influenza”. La paura di cui parla Balaguerò nei suoi film è “quella che provo io stesso che cerco poi di trasmettere nelle mie sceneggiature. Ma non certo una formula matematica: non si tratta di una scienza esatta. La paura non può essere legata a dei meccanismi precisi e sempre uguali. E’ una questione di pelle ma è anche un gioco, che fai con e per il pubblico, tentando di spaventarlo sempre con l’evento inatteso. E’ tutta una questione di emozione”.
Ancora una volta Balaguerò affida la propria storia ad un personaggio femminile, che qui in attesa di un figlio, tenta di svelare il mistero che attanaglia la sua vita, quella del suo bambino e del marito. “Trovo che il mondo femminile è più interessante. Quello maschile lo conosco, lo vivo in prima persona, non mi interessa molto. Mi incuriosisce approfondire, comprendere di più quello delle donne. Che mi piacciono sempre molto”. Sebbene assicuri di non volersi dedicare solamente a film d’orrore, il suo prossimo progetto, di cui rivela solamente il titolo “La Dama n° 3”, avrà un uomo come protagonista e ne inizierà le riprese all’inizio del 2007. E farà molta paura.

Sono però i lunghi applausi destinati ad Alain Resnais prima e a Stephen Frears poi, i due veri eventi della giornata. Il primo, “Grande Anziano” del cinema francese e di quello internazionale con i capelli bianchissimi e accompagnato dalla pletora di grandi attori del suo film, parla della sua esperienza veneziana di qualche anno fa, quando con L’anno scorso a Marienbad vinse il Leone d’Oro nel 1961. “Dopo i primi tre quarti d’ora di proiezione mi ero reso conto che il pubblico non amava affatto il mio film. Poi di colpo le cose sono cambiate e mentre pensavo a se non fosse stato il caso di abbandonare la carriera cinematografica, vinsi inaspettatamente la competizione”.
E’ una volta ancora un film corale questo Coeurs tradotto per il festival con il titolo dell’omonima pièce di Alan Ayckbourn a cui si ispira. Uomini e donne in cerca di felicità, rinchiusi nelle strette mura di un destino che cercano di modificare senza riuscirci. Pesci in acquario, topolini da laboratorio: “Sono personaggi che vorrebbero fare meglio” dice il regista 84enne “Ma spesso il nostro destino è guidato da altre persone che seppur non incontriamo, o non conosciamo possono cambiare radicalmente il nostro percorso”. Un saggio di teatro portato al cinema in cui si incatenano le scene una dopo l’altra nel tentativo - perfettamente riuscito ci piace aggiungere - di raccontare i dubbi, le paure dei personaggi. “Sono stati tre lunghi mesi di riprese” interviene Lambert Wilson “in cui ogni volta il termine di una scena mi lasciava squilibrato, come se fossi su un piede solo. E’ stata un’esperienza davvero difficile e ardua”.

L’altro “divo” a godere del plauso e dell’applauso della stampa del festival è stato l’inglese Stephen Frears che con The Queen, anche lui in Concorso come il film di Resnais, affronta una vera avventura nella storia contemporanea, raccontando la morte di Lady Diana attraverso la regina Elisabetta. Ruolo complesso che la grande Helen Mirren interpreta in maniera eccelsa, forse grazie anche ad una sceneggiatura che sottilmente si incunea tra il politico e il privato, e senza alcuna accusa lancia critiche a quella “opinione pubblica” che mai si preoccupò di vedere quel lutto come un fatto strettamente privato e certamente non meno doloroso per coloro che lo subivano.
“E’ stato un ruolo che mi ha spaventato moltissimo” ha raccontato l’attrice inglese arrivata a sostenere il film insieme al regista, allo sceneggiatore e ai produttori. “Non è facile riuscire ad interpretare un personaggio del calibro della regina e in più ancora in vita!”. Difficile spiegare ad un non britannico il rapporto che la nazione ha con la sua regina. “E’ come il divano a casa dei nostri genitori” aggiunge Frears” è parte della tua vita, anche se cambia rivestimento rappresenta l’essenza più intima della tua vita. Senza dire che è la madre della nazione, la regina è certamente una figura materna”. Basato tutto su documenti e dichiarazioni precise The Queen uscirà in sala il prossimo 15 settembre.