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Viva il trash contro il logorio del cinema moderno





12/04/2005 18:04a cura di Daniele Sesti

In una atmosfera da volemose bene si è svolto l'incontro tra la stampa e il cast e gli autori del Ritorno del monnezza . In un simposio più trash del film stesso, si discetta sul linguaggio, si ringraziano i propri genitori (ovvero il 'cinema di papà'), si difende strenuamente il genere popolare e soprattutto si invoca un ritorno al sano cinema di intrattenimento. Con buona pace di qualsiasi tentazione di intellettualismo: abbasso l'italiano, viva la grammatica e il gergo degli sms


Trash o non trash






Le domande vertono essenzialmente sulla natura di questo film: è un film spazzatura (domanda retorica) cioè trash? e se sì, perché fare oggi un film trash che è, a sua volta, un rifacimento di un film che era già trash negli anni ’70? Insomma, sbotta qualche giornalista, chi ve lo ha fatto fare?

Enrico Vanzina ci dice che fare un film trash, oggi, equivale a rivalutare il cinema popolare di genere. E’ un’operazione per far divertire la gente. “C’è trash e trash” continua il regista romano qui solo in veste di sceneggiatore avendo lasciato la regia al fratello Carlo “Pierino, ad esempio, non è paragonabile al monnezza. Il Monnezza è un gigante di statura shakespeariana.”
Carlo Vanzina rimarca il fatto che il trash, oggi, è un prodotto supersofisticato, “E’ anche diventato un modo di scrivere sui giornali. Bisogna anche ringraziare Tarantino che ha riaperto il dibattito sui cosiddetti b-movie”.
“Diciamo pure che il pubblico è stufo dei film italiani colmi di trentenni problematici” chiosa Claudio Amendola affermando che è stata la gente a richiedere che si realizzasse questo film. “Molti mi hanno ringraziato” conclude non senza una certa mal celata soddisfazione.

La ricerca (!) sul linguaggio

Dopo un lungo discettare sul linguaggio utilizzato nel film (volgare, non volgare, dialettale, gergale idiomatico) non si capisce se nel film parlano così perché “la gente” usa questo linguaggio o se è “la gente” che parla così perché in questi film si utilizza un gergo da caserma.
Ai posteri (linguisti) l’ardua sentenza...
Però, Carlo Vanzina, ci avverte che la figlia di dieci anni invia sms utilizzando le colorite espressioni del Monnezza targato Tomas Milian...

“Basta col campanilismo!”

E’ l’accorato appello di Enrico Vanzina a chi gli fa notare che forse un film del genere è costretto a viaggiare nei ristretti ambiti della regione Lazio. “Siete voi giornalisti che per primi dovete aiutarci a sconfiggere questo provincialismo. A me fanno ridere sia Salemme che Pieraccioni che Aldo Giovanni e Giacomo !” continua Vanzina.
In proposito Cecchi Gori ci fa notare che quando scritturò Carlo Verdone ed Enrico Montesano per I due carabinieri,(“Erano miei testimoni di nozze e quando li vidi tutti impettiti alla cerimonia pensai che sembravano proprio due carabinieri...”), il film ebbe successo in tutta Italia pur con la evidente romanità dei due protagonisti.
“Sì, ma inseriste nel cast anche Boldi...” gli fa notare qualcuno.
“E’ vero” risponde l’ex senatore “ma l’abbiamo fatto morire subito...”.
Risate generali.

Elisabetta Rocchetti

La bella e simpatica Elisabetta fraintende l’unica domanda rivoltale e a chi le chiede come si è trovata nel film risponde che è stato grazie al provino superato ed ammette, candidamente, di essere vicina di casa dello sceneggiatore De Bernardi e di essere stata segnalata da Verdone con il quale ha girato l’ultimo film (L’amore è eterno finché dura).
Viva la sincerità!

Figli di Papà

Tutti ringraziano i propri papà.

Claudio Amendola: “Ho un ricordo molto intimo di lui. Quando uscirono i film del Monnezza io vedevo papà che li doppiava e mio zio (Mario Amendola - ndr) che li scriveva. Quando ho iniziato a girare questo film ero commosso anche perché confesso che se ho avuto una vita agiata è stato proprio grazie al Monnezza ed alla pubblicità del Vernel.

I fratelli Vanzina: “Nostro padre (Steno - ndr) non avrebbe mai diretto un film del genere anche se questo film gli sarebbe piaciuto. Lui era un regista che andava sul set in giacca e cravatta. Nei suoi film non c’è mai stata una parolaccia. Ma erano altri tempi...

Vittorio Cecchi Gori: “Se il Monnezza esiste lo devo a mio padre che produsse i suoi film negli anni ’70. Tutti lo dobbiamo ringraziare.”

“Campane a festa”

Sono quelle sentite da Enzo Salvi (che sfoggia una t-shirt con la scritta “VERSACE un altro litro” già esibita nel film durante una esilarante orazione funebre) quando è arrivata la telefonata con la quale gli comunicavano che avrebbe avuto la parte che era stata di Bombolo.

“E’ la prima volta che Enzo si cimenta in un ruolo da vero attore”, “Molte battute sono farina del suo sacco”: dice di lui il resto del cast.

Il monnezza ieri, oggi e domani.

“Il successo dei film di Tomas Milian era dovuto al fatto che esisteva un Paese reale ed uno inventato. Quello del Monnezza era quello vero” conclude Enrico Vanzina.

“Abbiamo cercato di rispettare il personaggio riportando solo alcune delle sue espressioni. Ci siamo limitati ad ispirarci a lui” dice Carlo Vanzina.

“Il Tomas Milian che ho preferito era quello che faceva il personaggio del trucido” è il pensiero di Claudio Amendola.

Per la cronaca, facciamo notare che, neanche a farlo a posta, mentre si discuteva animosamente sulle valenze trash del film, ha fatto la sua apparizione in sala la diva Loredana Lecciso...
Quando la realtà supera la finzione...