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01/04/2005 23:04a cura di Marco Massaccesi

E' in sala l'atteso film scritto dai fratelli Vanzina, prodotto da Vittorio Cecchi Gori e con Claudio Amendola nella parte del figlio del mitico personaggio nato dalla penna di uno dei più prolifici sceneggiatori del cinema italiano, Dardano Sacchetti. Ora che ha la faccia del figlio della sua celebre voce romanesca (Claudio, erede di Ferruccio Amendola), ecco un ricco profilo della sagoma protagonista della saga poliziottesca più lunga del cinema italiano.


Un gruppo di cow boy a cavallo percorre una prateria desolata, la corsa continua per tutto lo scorrere dei titoli di testa, poi l’inquadratura s’allarga fino a mostrare una saletta cinematografica di un penitenziario. Tra l’infimo pubblico c’è un uomo riccioluto con la barba incolta, che, complice il buio, sfila dalla tasca del vicino un pacchetto di sigarette, poi, prima di accendersela, con il favore di una prodigiosa faccia tosta si rivolge al derubato e gliene offre una. Il galeotto, che non si è accorto di niente, dice di sì. “A Sorcasecca - fa dunque il riccioluto - reggeme il posto, che devo annà a cacà”. Questi sono i primi vagiti della poesia cinematografica del Monnezza, coprotagonista insieme a Claudio Cassinelli del film del 1977 diretto da Umberto Lenzi Il Trucido e lo Sbirro.






Il personaggio nato dalla penna di uno dei più prolifici sceneggiatori del cinema italiano, Dardano Sacchetti, ha in realtà due natali. Il primo è quello di Sergio Marrazzi detto Monnezza, truffatore di borgata che in questo primo episodio viene fatto evadere dal carcere per aiutare la polizia a ritrovare una bambina sequestrata da un manipolo di malviventi, capitanati dal perfido Henry Silva (plot simile a 48 Ore di Walter Hill). I produttori, visto il successo del primo episodio, prolungano l'esistenza mariuola del Monnezza per altri due film, La Banda del Trucido e La Banda del Gobbo, nel quale Tomas Milian interpreta oltre a Monnezza anche suo fratello, il gobbo.

Si narra che l’idea di una parlata cosi sboccata e volgare venne all’attore cubano osservando la sua controfigura, Quinto, un uomo di modi eccessivi e alquanto scurrili, mentre il fatidico soprannome Sacchetti lo prese da un film di Paul Morrissey e Andy Warol uscito in quegli anni, Trash (appunto spazzatura/mondezza), che per qualche stagione fu all'avanguardia dell'estremismo linguistico e provocatorio del cinema d'autore.

Insieme a questa prima trilogia truffaldina arriva per il Monnezza il periodo della redenzione e il progetto passa nelle mani più esperte di Bruno Corbucci: il ladro diventa poliziotto e da Sergio Marrazzi si trasforma in Nico Giraldi. Il regista, più attento alla commedia, converte il Monnezza in qualcosa di più caricaturale e divertente. Il primo veloce passo di questa nuova trasformazione avviene in Squadra Antifurto, nel quale già si riconoscono alcuni dei personaggi che lo accompagneranno per tutta la serie, il fido Gargiulo (qui interpretato da Raf Luca) e il suo superiore Trentini.

La storia del Monnezza si dilata, poi, per altri nove episodi, da Squadra Antitruffa, nel quale appare per la prima volta Venticello (interpretato da Bombolo), antagonista fisso della serie e con il quale scambia le gags più divertenti, a Delitto al Blue Gay, l’ultima indagine.

Nell’arco di questo lungo periodo ( che, escludendo la prima trilogia bastarda, comprende 10 film dal 1976 al 1984), l’intrepido Monnezza riesce a sgominare malviventi, catturare politici corrotti, avere un figlio (Delitto a Porta Romana), un amante (Viola Valentino in Delitto sull’Autostrada), sdoppiarsi con un cinese (Cinciuciao in Delitto al Ristorante Cinese), fondendo azioni da Kung Fu a parolacce irripetibili (grazie alla voce di Ferruccio Amendola), passi da Aerobic dance a valanghe di proiettili, nella saga poliziottesca più lunga e divertente del cinema italiano: una carica energica rimasta a lungo irripetibile.