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Terkel in Trouble




Elio diventa Terkel





03/04/2006 09:04a cura di Marco Massaccesi

Il gruppo pop/rock/trash Elio e le Storie Tese si improvvisa doppiatore di un cartoon decisamente poco "politically correct". Come amano dire loro "un cartone che da un cartone [pugno - ndr] agli altri cartoni". Anche se dalle prime scene potrebbe sembrare un cartoon innocuo, Terkel riserverà delle sorprese man mano che la vicenda si dipana.


Nel 1973 il mondo dei cartoon cambiò radicalmente, quando Ralph Bakshi, grazie all'aiuto del disegnatore americano Robert Crumb, realizzò Fritz il Gatto. Storia di un micione impertinente nell'era dei fricchettoni, divenne un film contro gli schemi del cinema d'animazione classico, infarcendolo di sesso e droga. Malgrado quel lungometraggio avesse spezzato la catena che legava l'idea del disegno animato ad un concetto esclusivamente infantile, dopo Fritz il Gatto ci furono pochi altri esempi: Heavy Metal, prodotto da Ivan Reitman inspirato al mitico giornalino “Metal Hurlant”, fu uno di questi e qualche manga giapponese che pochi aficionados riuscivano a reperire in alcuni festival.





Insomma tutto si bloccò, forse perché il pubblico ancora non era pronto ad una smitizzazione del concetto cartoon. Però, dopo qualche decennio il duo americano Trey Parker e Matt Stone riuscì a riprendere in qualche maniera quella rottura ideando per la televisione l'irriverente serie di “South Park”.
Infatti, si può dire che le serie televisive dei “Simpson” e quella più acida di “South Park”, sempre pensando a Fritz il Gatto, hanno preparato il terreno per una nuova serie di cartoonist che vogliono cercare di riafferrare quel concetto di sgretolamento.
Terkel, film d'animazione danese, realizzato in digitale ed ideato e diretto da Kresten Vestbjerg Andersen, Thorbjon Christoffersen e Stefan Fjeldmark, segue quel filone irrispettoso fondato da Bakshi e continuato da Stone e Parker.

Anche se dalle prime scene potrebbe sembrare un cartoon innocuo, Terkel riserva delle sorprese man mano che la vicenda si dipana. Il racconto narra le gesta di un ragazzino, appunto Terkel, il quale deve togliersi da dosso i bulli della scuola che lo maltrattano fisicamente e verbalmente. In una girandola di suicidi, scene splatter insulti e volgarità il giovane riesce comunque a salvarsi la vita con l'aiuto di Jason, il suo migliore amico. Ma, anche se il regista ama il gioco sporco, non vuol dire che riesca a vincere la partita. Il puntare sugli insulti e la violenza, potrebbe servire allo scopo di lasciare lo spettatore di stucco, ma, al contrario del suo capostipite felino, se si usano in maniera gratuita e superficiale si rischia di perdere clamorosamente.
Nella versione italiana le voci dei personaggi, che in quella originale sono interpretate da un'unica persona, vengono affidate al gruppo musicale Elio e le Storie Tese, i quali, se si parla di irriverenza ed ironia, ne hanno da vendere. Ma, purtroppo, neanche la loro verve riesce a salvare il progetto dalla troppa trivialità. Dimostrazione di come si possa segnare un eclatante autogol anche avendo dei centravanti di tutto rispetto.