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I Segreti di Brokeback Mountain




I Segreti di Brokeback Mountain





10/02/2006 17:02a cura di Tullio Kezich

Ang Lee, autore di I segreti di Brokeback Mountain, con ogni delicatezza e in chiave addirittura romantica infrange un tabù.


Inutile cercare “homosexualit” fra le 24mila voci di “The New Enciclopedia of the American West” (Yale University Press). Ma che il problema fosse ben presente fra gli uomini senza donne della Frontiera emerge dalla recensione di Brokeback Mountain apparsa sul TLS.






Il critico Clive Sinclair stralcia da un libro sulla città di Abilene il passo in cui si respinge con sdegno il pettegolezzo relativo a una presunta omofilia del leggendario pistolero Wild Bill Hickock. A chiarimento di tanto allarme, Sinclair precisa: «Piuttosto che avere a tavola un “queer” (il ministro Calderoli tradurrebbe “culattone”) i “westerners” avrebbero preferito un vampiro».

Quanto al cinema, per quel che ne so, il tema non è mai uscito allo scoperto, salvo a manifestarsi in forme indirette e allusive. Perciò Ang Lee, autore di I segreti di Brokeback Mountain, con ogni delicatezza e in chiave addirittura romantica infrange un tabù. Mi accorgo di aver usato impropriamente per il regista la parola “autore”, secondo una cattiva abitudine di marca cinefila, proprio come se attribuissimo al traduttore Cesare Pavese la piena paternità di “Moby Dick” al posto di Melville. Va dunque chiarito che Ang Lee è solo il fedele e ispirato “traduttore per immagini” di un bellissimo racconto di Annie Proulx pubblicato sul The New Yorker del 13 ottobre 1997 (e ora in volume presso Baldini & Castoldi).

La ventennale vicenda dei cowboys Ennis e Jack (i bravi e intrepidi Heath Ledger e Jake Gyllenhaal), riuniti dal caso a sorvegliare le pecore sui pascoli alti dell'Utah e spinti l'uno verso l'altro da un'attrazione fatale, è la vera e propria cronaca di un amore, narrata dalla Proulx con trepido pudore. Questa scrittrice ultrasettantenne, recipiente del premio Pulitzer, si è sempre occupata di personaggi e temi virili, tanto che ospitata a inizio di carriera su riviste per uomini dovette firmarsi con un pseudonimo maschile. Anche nel film intitolato da noi I segreti di Brokeback Mountain (più esatto il titolo francese che parla di un «secret» al singolare) Ennis e Jack passano a vie di fatto quando il freddo li costringe a pernottare nella stessa tenda.

Imbarazzato scambio di commenti la mattina dopo: «Non sono un invertito...», «Neanch'io...», «Questa storia finisce qui...». Altro che finire lì, la relazione si prolunga indefinitamente, a onta dei rispettivi infelici matrimoni: Ennis con una ragazza che scopre inorridita la tresca e Jack con la reginetta del rodeo. Fingendo di andare a pesca, i due pellegrini d'amore tornano ogni tanto sul Brokeback, consapevoli che non durerà; e infatti qualcosa succede.

Ang Lee è uno dei casi più straordinari, forse paragonabile nel cinema solo a quello dell'austriaco Billy Wilder, di perfetta mimetizzazione nel contesto americano. Un fenomeno che in una recente intervista a le Monde l'interessato spiega così: «Ho vissuto come un falso cinese a Taiwan, poi come straniero negli Stati Uniti...». Donde la necessità di compenetrarsi in una realtà diversa, ma anche lo stimolo a scoprire cose nuove. Del Wyoming non sapeva niente («...come la maggior parte degli americani, del resto...») e ci è pervenuto sedotto dal «lato elegiaco» della prosa della Proulx.

Il suo film vale per la qualità semplice e raffinata della tessitura, oltre che per la spiazzante originalità. Qualcuno ha definito Ang Lee lo Zapatero del cinema, in quanto ha saputo legittimare un idillio fra uomini senza ammicchi né ironie. A Salt Lake City, ultima trincea del comune senso del pudore, Brokeback Mountain è stato messo al bando mentre si proiettano liberamente i film di vampiri.

Il Corriere della Sera, 20 gennaio 2006