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La memoria e l'oblio: il cinema e l'olocausto





26/01/2006 11:01a cura di Mario Sesti

In questo weekend che prolunga il giorno della memoria, la ricorrenza di quel fatidico 25 gennaio del '45, quando le truppe alleate, e tra essi anche registi come Samuel Fuller, spalancarono le cancellate dei lager scoprendo di fronte ai propri occhi, e a quelli del mondo, il più grande Orrore della contemporaneità, il cinema sembra essere il linguaggio più sensibile, il più spietato nel ricordare.


"Remember!" disse un celebre sovrano inglese alla folla prima di essere mandato a morte. Ricordare, infatti, è un atto pieno di coraggio: perchè, spesso, invece, la vita ha bisogno di rimozioni e cancellazioni. Ne avrebbero bisogno le stesse vittime dei lager, che dei ricordi non possono più liberarsi (come mostra, ancora una volta, il film di Mimmo Calopresti, Volevo solo vivere con il quale Spielberg, dopo averlo fatto con altri paese europei ancor più colpiti del nostro, come la Polonia, dedica agli ebrei italiani sopravvissuti e non, un significativo atto di testimonianza), ne avrebbero bisogno anche i carnefici, la cui memoria, da quelle violenze, è stata ugualmente segnata - anche se dalla parte di chi annienta, uccide, umilia e distrugge.






In questo weekend cinematografico che prolunga il giorno della memoria, la ricorrenza di quel fatidico 27 gennaio del '45, quando le truppe alleate, e tra essi anche registi come Samuel Fuller, spalancarono le cancellate dei lager scoprendo di fronte ai propri occhi, e a quelli del mondo, il più grande Orrore della contemporaneità, il cinema sembra essere il linguaggio più sensibile, il più spietato nel ricordare.

Le vittime italiane, quelle ungheresi, i lager di ieri ma anche la sopraffazione di oggi, sono lì, sul grande schermo, a ricordarci quanto sia importante, e ingrato, ricordare. Ma ciò che forse va ricordato più di qualsiasi altra cosa è la catena infinita di conseguenze che il genocidio ha provocato. Lo stesso autore di Schindler List, con Munich, affronta un problema ancor più difficile: come è possibile che le vittime si trasformino in carnefici? Come è possibile che questa catena non possa essere definitivamente spezzata in un punto? In un punto di essa sei parte di una lista di sterminio (Schindler’s List), in un’altra si diventa il potere che compila quella lista (Munich). L'arte più difficile, oggi, quando il compito civile della rievocazione sembra aver finalmente sconfessato le follie dei negazionisti (coloro che mettono in dubbio l'esistenza storica dei lager), è forse quella più scandalosa e inaudita. L'arte di dimenticare, per ricomiciare da capo, in un mondo completamente diverso.